La stalla più fotografata d’America

Partendo dall’assodata affermazione che i commenti siano al 98% inutili e che in internet o son tutti d’accordo per farsi pubblicità o non son mai d’accordo per partito preso; notavo sul blog di grillo il numero di commenti.

Una persona che lascia un commento in un blog che riceve 5000 commenti, 2000 commenti, ma anche solo 1000 o 600, pensa realmente che le parole spese avranno occhi che dedicheranno ad esse l’attenzione necessaria?

Chi migra a dire “figo” o a dire “scemo” non credo possa realmente aspettarsi attenzione nè risposta. I blog non penso siano nati per gestire un flusso di migliaia di pareri. Quanto più aumentano i lettori-commentatori, tanto più si tende a quella che in forma cartacea potrei chiamare testata giornalistica. (dove il commento è quel feed-back che potrei quasi far equivalere al prezzo che i lettori pagano per il giornale) L’idea di partecipazione è assolutamente illusoria, il commento diventa un paliativo per chi si sente escluso.

Gettare una monetina nella fontana ha lo stesso valore di lasciare un commento. Affluiscono gli utenti alla grande piramide e lasciano un sasso ai piedi del monumento. Che sia oro o letame è comunque il loro tributo all’aura di quel luogo. Non siamo qui per cogliere un’immagine”, per parteciparne, “siamo qui per “perpetuarla”.
Ogni commento rinforza l’aura e da colore alla visione di chi si trova davanti alla pagina, un’esperienza religiosa, in un certo senso, come ogni forma di turismo e di liturgia.

Un ringraziamento al rumore bianco di de lillo per il prestito di alcune parole che potete leggere integrali qui di seguito:

Diversi giorni più tardi Murray mi chiese notizie di un’attrazione turistica nota come la stalla più fotografata d’America. Quindi facemmo in auto ventidue miglia nella campagna che circonda Farmigton. […] Presto cominciarono ad apparire i cartelli stradali. LA STALLA PIÙ FOTOGRAFATA D’AMERICA. Ne contammo cinque prima di arrivare al sito. Nell’improvvisato parcheggio c’erano quaranta auto e un autobus turistico. […]

Tutti erano muniti di macchina fotografica, alcuni persino di treppiede, teleobiettivi, filtri. Un uomo in un’edicola vendeva cartoline e diapositive, fotografie della stalla prese da quello stesso sopralzo. Ci mettemmo in piedi accanto a una macchia di alberi a osservare i fotografi. Murray mantenne un silenzio prolungato, scribacchiando di quando in quando qualche appunto in un quadernetto.
– La stalla non la vede nessuno, – disse finalmente.
Seguì un lungo silenzio.
– Una volta visti i cartelli stradali, diventa impossibile vede la stalla in sé.
Quindi tornò a immergersi nel silenzio. La gente armata di macchina fotografica se ne andava dal sopralzo, immediatamente sostituita da altra.
– Noi non siamo qui per cogliere un’immagine, ma per perpetuarla. Ogni foto rinforza l’aura. Lo capisci, Jack? Un’accumulazione di energie ignote.[…]
– Trovarsi qui è una sorta di resa spirituale. Vediamo solamente quello che vedono gli altri. Le migliaia di persone che sono state qui in passato, quelle che verranno in futuro. Abbiamo acconsentito a partecipare a una percezione collettiva. Ciò da letteralmente colore alla nostra visione. Un’esperienza religiosa, in un certo senso, come ogni forma di turismo.
Seguì un ulteriore silenzio.
– Fotografano il fotografare, – riprese.
Poi non parlò per un po’. Ascoltammo l’incessante scattare dei pulsanti degli otturatori, il fruscio delle leve di avanzamento delle pellicole.
– Come sarà stata questa stalla prima di venire fotografata? – chiese Murray. – Che aspetto avrà avuto, in che cosa sarà differita dalle altre e in che cosa sarà stata simile? Domande a cui non sappiamo rispondere perché abbiamo letto i cartelli stradali, visto la gente che faceva le sue istantanee. Non possiamo uscire dall’aura. Ne facciamo parte. Siamo qui, siamo ora.

(Rumore bianco 1984, pp.18-19).

fine riflessione estemporanea, tana libera tutti.

fonte immagine: “mortimer?”

Resistenza

Giusto per non perdere l’abitudine agli ossi di seppia.

TG1 . informazioni di cui potevo fare a meno

TG 1 delle ore 20

- Obama e la Clinton

- Padre Pio, espongono la salma, albergatori, venditori di santini, la maschera di cera di padre pio, intervista alle vecchiette

- Omicidio Meredith, la polizia sequesta dei coltelli

- Un altro morto sul lavoro, sei ieri, lavoro nero, sfruttamento, tangenti, etc.

- Un prete vuole raccogliere fondi per una piazzola per camionisti e prende il volo legato a 1000 palloncini e si perde.

- Una signora si trova un alligatore in casa.

- Hhanno rapito dei cani

- Uscirà un film su andreotti.

Potrei essermi perso qualche notizia distratto dalla raffica di notizie di cui potevo fare a meno.

Potrei quasi non aver fatto caso, tra il prete volante e l’omicidio dell’anno, alle morti sul lavoro.

Quasi quasi non ci faccio caso così posso risparmiarmi di guardare il telegiornale della RAI, della rete che dovrebbe parlare di nuattri.

Glissiamo sulla primavera che arriva e sugli alberi in fiore.

Riflettendo su come la pensano gli stranieri…

… stranieri o stranegri come andranno ora chiamati per adeguarsi ai tempi che corrono…

Io mi leggevo un articolo molto brillante e cristallino dell’Economist, un giornalino di quartiere insomma, ed ero inizialmente soddisfatto del fatto che una fonte così autorevole fonte riconoscesse quanto siamo idioti; idioti a votare una coalizione di “post-fascisti”, “nazionalisti anti-immigrazione”, “conservatori” e Berlusconi, aggiungo io. Poi mi rendo conto che mentre sottolineano il plebiscito, mentre ciaccherano delle sfighe altrui, mi fann giustamente ruzzolare tra quelli che han votato la piaga italiana.

Se l’altra volta c’era un margine di dubbio, un risicato dubbio che ci fosse vita in Italia, guardando dall’estero, temo a questo punto della storia, che nessuno ci speri più.

Questo è l’articolo dell’Economist. Buona lettura.

Sono il retto leghista di Jack

Al solito meglio affidarsi agli stranieri per riassumere la situazione.

Buona lettura