Sulle orme del Maltese

Ho creato oggi la pagina “Sulle orme del Maltese“, una pagina esperimento che dedicherò alla gente che conosco sparsa per il mondo. Fondamentalmente spero che servirà a farmi tenere i contatti con loro anche se non so bene quanto potrà essere efficace. Azzarderò un inglese che non mi è molto amico ma che spero sarà chiaro quanto basta per comunicare manciate di informazioni.

Se avete consigli o esperienze di tentativi meglio organizzati fatemi un fischio che ogni consiglio è ben accetto!

Come patrono dell’impresa ho scelto il mio Corto Maltese Mi ha spesso instillato quel mal’essere che porta a muoversi, anche solo di due fermate del treno, anche solo fino a Milano o Lucca, comunque quanto basta per sentire che le gambe non si fatte fatte troppo pesanti.

Cito infine questo pezzo tratto dal Blog di Enzo Baldoni, giornalista pacifista che, durante la sua permanenza con la Croce Rossa in Iraq, fu rapito e ucciso. Buona lettura.

<<E’ tornato. E’ tornato il momento di partire.
Da un po’ di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi ripeteva: “Baghdad! Baghdad! Baghdad!”. Ho dovuto cedere.
Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare le coincidenze. E chissà quanto sono segni e quanto le provochiamo noi.

Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle, nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a Monte Bora, sulla terra notturna ancora calda del sole di luglio.
La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo rinfrescava.
Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli.E’ qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in soffitta. E’ qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa si è fatta sentire la solita vocina che ripeteva: “Colombia, Colombia, Colombia!”>>
<<Si è parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di Zio Carlo, filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso. Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch’io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L’indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato.>> Sabato 24 Luglio. La terra, il tepore, la morte. Bloghdad, quattro passi tra Irak e dintorni.

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