
Ieri pomeriggio ho partecipato ad un’interessantissimo seminario tenuto da Giacomo Mason, filosofo e comunicazione aziendale specializzato nell’organizzazione di intranet, contenuti, spazi internet.
L’argomento di discussione erano le Intranet e le community professionali. Le intranet, in pochissime parole, consistono in tutti quei mezzi di condivisione, di socializzazione che possono essere attivati all’interno di una community aziendale. Forum, blog, discussione orizzontali tra colleghi, pareri verticali di esperti o tavoli di lavori con figure di rilievo nella compagnia e così via. Questo concetto andrebbe ad invertire il Top-Down delle House Organ dove scrivono in pochi e partecipano in pochissimi.
La redazione, in un ambito come questo, svolge un ruolo di facilitatore piuttosto che di produzione dei contenuti poichè, i contenuti, sono prodotti da tutti nelle forme più svariate e nelle quantità desiderate. La figura del produttore e del consumatore, come nel Web 2.0, si mescolano e cambiano continuamente.
L’ obiettivo da porsi muove da una logica di coinvolgimento, cioè vuole che i partecipanti potenziali diventino tutti lettori e partecipanti attivi. In questo modo si mira a valorizzare il patrimonio umano latente di ogni azienda.
Il concetto di Intranet, rete interna ad un’azienda, riflette in piccolo quella che è la logica del Web 2.0, del “social” che accompagna foto, bookmark, playlist e così via. Una rete più controllata con un numero di persone definito e i cui risultati sono più attentamente osservati e osservabili.
Il luogo di lavoro, attravero questa Intranet, va ad essere un luogo di connessione tra i cervelli, un luogo virtuale dove ognuno mette in campo se stesso a 360° nel suo fare foto, nel suo andare a pesca, nel suo recensire film, parlare di viaggi, dare consigli informatici, segnalare materiali o link utili.
Questo mi ha dato anche molti spunti di riflessione sulla gestione di un blog ma che riporterò più avanti.
Il seminario mi ha colpito molto, credo sia chiaro, non ho potuto però fare a meno di pormi una domanda intorno ad un argomento preciso: la precarietà. In contesti dove so che farò carrierà, in cui ho un contratto solido e colleghi certi, ho più stimolo ed interesse nel mettermi in gioco, condividere, appprendere, segnalare.
In un contesto in cui sono assunto a tempo determinatissimo, con colleghi nella stessa situazione o diversi ogni giorno, avrei realmente interesse a mettermi in gioco? Avrei lo stimolo a parlare di me e arricchire e arricchirmi se non mi è data la possibilità di costruire qualcosa che duri più di qualche mese?
Link relativi:
Slide della giornata di ieri su SlideShare
Blog del bravissimo relatore Giacomo Mason
Img da Flickr
Postato in: blog, informatica, intranet, mason, web 2.0



mi viene fatto di pensare all’ingegneria sociale..concetto che si innesta nell’ambito dell’intelligenza sociale…io mi metterei in gioco
titti
in attesa del concretarsi della tua idea di blog
Ciao Filippo, grazie della tua segnalazione.
Provo a rispondere brevemente alla questione che hai sollevato: precarietà vs. lavoro stabile e partecipazione a intranet.
La quesitone secondo me va impsotata così: la intranet, attraverso la colalborazione e lo scambuo di materiali, mi aiuta a lavorare meglio? Allora ci andrò e magari metterò a mia volta contributi, perché al di là di quanto resterò, mi è utile.
Se invece è una cosa vissuta come obbligo poco utile, allora non ci andrò neanche se sono assunto con tutti i crismi.
E’ ovvio che è più difficile, ma non impossibile. Il criterio è l’utilità, e anche il fatto che le relazioni umane vanno al di là del contratto di lavoro e se qualcuno mi aiuta o chiede il mio aiuto non è che sto sempre a fare i calcoletti….
))
Ciao e grazie
Non credo che possa essere la stabilità un parametro predittivo della capacità di mettersi in gioco. Né, di converso, la precarietà.
La mente umana ha altri parametri che sono in qualche modo legati agli stimoli che riceve.
L’essere umano reagisce a stimoli quando attiva un processo di comunicazione.
Ora il tema è:
“quanto una intranet riesce a generare in me degli stimoli intellettuali fertili per la mia mente?”
In questo non c’entra, a mio modo di vedere, la stabilità.
Ma concordo con Giacomo assai di più l’utilità (anche se secondo me non solo … ma il discorso ci porterebbe troppo lontano adesso).
Può essere molto utile, ad esempio, (ed entriamo in uno dei miei specifici), condividere in un forum o in un blog, una soluzione che ho trovato ad un problema comune ad altri colleghi, perchè un giorno potrei trovare altrettanto.
Wikipedia si basa su una collaborazione gratuita, pertitetica, non gerarchica e funziona alla grande. E’ l’interesse che aggrega non la precarietà o la stabilità.
Un interesse soddisfatto dalla qualità delle informazioni che trovo e che, quindi, inserisco.
Ecco se riusiamo a replicare in una intranet le dinamiche di cooperazione del web 2.0. siamo sulla buona strada.
Sound goods.
Con stima.
Rob.
credo che le vostre considerazioni siano giuste, io purtroppo nel mondo del lavoro per un po’ non ci finirò e trovo la mia percezione di esso poco affidabile..
Sicuramente una rete ben costruita sarà fonte di apprendimento anche per i passanti pur avendo magari meno possibilità o voglia di contribuire.
Grazie Giacomo per la tempestiva risposta!
Un saluto a tutti,
Buona notte!
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