Freddo, fame, stanchezza e altre intemperie come pioggia, raccomandati, caste, furti socialmente riconosciuti e noiosi film francesi hanno fatto nascere in me ed in altri un senso di comune sofferenza e sfruttamento. La silenziosa massa di intellettuali squattrinati che popolava le sale del festival ha lentamente preso una forma che già in passato aveva spaventato i padroni e che per l’occasione prendeva il nome di: Proletariato Cinematografico.
Un insieme di amanti del cinema che masticano si svegliano all’alba nel Lido veneziano e macinano quattro o cinque film sgranocchiando di nascosto panini ed evitando lo sciame posato che attecchisce nei Party e negli alberghi del lido.
Rieccomi qua!
Di ritorno da una provante esperienza al Festival del Cinema di Venezia. Una cinque giorni intensa che mi ha pressato 27 proiezioni nella testa. Con pochi vestiti e una tenda come tetto, ho sbiciclettato avanti e indietro per il lido sfidando pioggia, freddo e snobismi vari.
Il bilancio è stato tutto sommato buono. Uscendo ed entrando a proiezioni più o meno casuali ho avuto il piacere di vedere cose buone e piuttosto sconosciute e cose pessime che a breve avrete il piacere di vedere in tutti i cinema. Inutile elencare i titoli di tutte le cose, mi limiterò a segnalarvi quei film che se vi capita vale la pena di vedere, checché ne dica la critica!
Partirei con un film di un celebre cineasta israeliano, Amos Gitai: Disengagement. Il cineasta porta sullo schermo il dramma dello sgombero della striscia di Gaza dai coloni israeliani da parte delle forze di polizia israeliane. Ebrei che sfrattano e deportano altri ebrei. Una situazione tesa e di difficile gestione.
Un quadro di questa situazione non sarebbe stato particolarmente organico se non s’aggiungesse lo “straniero”.
Una donna francese è costretta, per questioni di eredità, ad andare alla ricerca di sua figlia, abbandonata anni prima in un Kibuz. La donna porta con se tratti caratteristici di chi è lontano e chi non appartiene ai fatti. E’ una donna agiata che pensa a come falsificare il testamento del padre, a come divorziare dal marito, a saltellare nuda davanti a suo fratello adottivo cercando di suscitare in lui interesse nei suoi confronti. Lei di guerra, massacri fratricidi, attacchi kamikaze non sa niente. Suo fratello, capo squadra di un reparto della polizia israeliana, la guiderà all’interno del suo mondo che lo segna così profondamente in ogni scelta che gli vedremo fare.
Il film è diretto splendidamente. Evolve, sboccia, muta, cambia, cresce intimamente come un essere vivente, una pianta. Un denso dinamismo che non lascia spazio a noia o dubbi. Un messaggio chiaro ed asciutto sottolineato dalla grande umanità degli attori e dei fatti narrati.
Presto qualche parola su
I’m not there di T. Haynes
Un baiser s’il vous plaît di Emmanuel Mouret
L’ora di Punta di V. Marra
Il dolce e l’amaro di A. Porporati
Le ragioni dell’Aragosta di Sabina Guzzanti
Non pensarci di Gianni Zanasi
Postato in: amos, disengament, festival venezia, film, gaza, gitai, movie, sgombero



Come ti invidio…
aspetto tue parole in particolare su I’m not There e Le ragioni dell’aragosta(che ho postato qualche giorno fa!)
Ciao!
ma quanto mi piace questo blog! bello bello bello…complimenti, davvero! _il mio è sempre so sad…_