Rosmarino, marmellate e punk italiano.

PLAY

E’ una questione di qualità, è una questione di qualità, o una formalità non ricordo più bene, una formalità.

Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport.

Serpeggiando sulla fondovalle son tornato per le vie di Bologna dopo due giorni qualunque passati in montagna, Porretta per la precisione.

Se ripenso a questi due giorni mi viene in mente che non avevo mai fatto caso a quanto sia fondamentale infilarsi nel letto dall’alto invece che sbragare le coperte rimboccate con cura. La casa era riscaldata ma la montagna no e faceva un freddo bestia comunque. Li sotto, sotto le coperte, blindato da ogni lato con un cane che russa e la pioggia fuori, si stava benissimo.

bosco notte_rid


Qualche ora prima sull’uscio di casa guardavo fuori, il bosco. Era notte pesta per cui in realtà guardavo la pioggia e il bosco nei riverberi della luce che proveniva da dentro. In alto, nel cielo della valle, c’era una luna abbastanza tonda che si concedeva alla vista tra una nuvola e l’altra.
Era un freddo randagio
e provai uno strano piacere nel tornare in casa nell’unica stanza che avevamo deciso di riscaldare, la sala.

Nella stanza accanto la teiera che andava ad arroventarsi rendeva tiepida la cucina. Pacchetti di energia in forma di calore si sarebbero trasferiti dalla fiamma al metallo, dal metallo all’acqua ed in un secondo momento dall’acqua a poche manciate di erbe aromatiche, tisane, spezie dolci, giuste per una notte come quella.

rosa_rid


Tornava tutto, giravano tutti gli ingranaggi della situazione come oliati da una mancata abitudine. Nel sempre caldo, sempre comodo, sempre frettoloso sfaccendare bolognese avevo sviluppato un buon grado di apatia, insofferenza, un torpore magico che lì veniva a mancare. La cura delle cose, l’essicare erbe per condire la pasta, il raccogliere frutti per le marmellate, l’orto, la legna, le coperte da rimboccare, il sentiero sassoso lucido di pioggia. Tutti elementi di un vivere lontano, distante, primordiale e non per questo estraneo.

balaustra_rid


Non riuscirei ad individuare un momento della mia vita in cui posso aver esperito tutto questo ma lo stesso lo rimpiango in qualche modo. Una vita di questo tipo è come una cascata limpida ghiacciata che caparbia strappa via i rifiuti lungo il letto del fiume e li porta via. Le cose di città tutte lisce tornano ruvide e reali. Il guscio delle noci, delle nocciole, i profumi, il vedere senza calendario o orologio a che punto siamo del tempo.

Potrei andare avanti per ore ma i post lunghi non vengono letti dalla folla di lettori pigri quanto me!

Dunque ci sentiamo presto! Sto lavorando a foto di tremende… ma ho bisogno di scotch nero, muri bianchi e cavalletti ad hoc! A presto!

5 Risposte

  1. Bentornato a casa!AMMAZZA che posto!Bellissime le foto..belle inquadrature davvero:P
    La montagna aiuta spesso a riflettere….in un momento di stasi fra il freddo della notte…con il bosco buio e l’umidità….e il calore all’interno della casa…
    Vero è che se sei come me,che soffro il freddo da morire,in casa ci stai con 30 maglioni,in stile omino della michelin….lol
    Ti salutoi giovane della rivoluzione culturale!
    Un bacio

  2. Wow, che onore!!! Grazie mille (sia per il commento che per il link)… corro a lincarti anch’io :-D

    CIAO!!!

  3. “Non riuscirei ad individuare un momento della mia vita in cui posso aver esperito tutto questo ma lo stesso lo rimpiango in qualche modo”: bellissimo! Un ricordo primordiale…

  4. grazie del commento.. anche il tuo blog è interessante passero a trovarti spesso

  5. Neanche io so come stare… anche il freddo era randagio?… peccato che GLFerretti e tutte le sue formazioni e performazioni siano nella lista nera delle cose che non posso più sentire/vedere/toccare pena un pianto dirotto.
    Pure la vita primordiale sta lì lì per essere iscritta. Maledetto amore.

Lascia una Risposta