Brainstorm dopo la tempesta: Organizzarsi la testa, organizzare la rete.

Dunque un 28 all’esame mi è costato un governo. Mi rammarico di aver chiesto un tale sacrificio ma Il Fatalista si ripromette di prendere almeno un 28 anche sotto il prossimo governo e un 28 (anche più magari) con tutti i governi a seguire (sino al sopraggiungere di un’anarchia post-atomica alla Ken il Guerriero).

Ma durante l’esame ahimè ho dovuto immagazzinare a fatica tutta le info che trovavo rimandandone un’elaborazione sociale anche conosciuta come: blogging. Il materiale è tanto e partirò con l’ultima ondata di oggi.

Dal giornale alla rete – Individualizzazione virtuale

e conseguenti novità su Topolino non ha paura!

I cambiamenti, in parte o del tutto, sono stati ispirati da due frasi di Ryszard Kapuscinski, padre del giornalismo sociale:

Ispirazione n.1:

<<Mancano gli strumenti e l’esperienza per prensare su scala globale, per vedere in che modo le parti del nostro pianeta influiscano su di no e in che modo noi influiamo su di loro>>

Ispirazione n.2:

<<Poichè la nostra immaginazione non riesce a stare dietro alle nostre scoperte si è giunti a un paradosso. Disponiamo di un’enorme quantità di dati che però non funzionano in nessun contesto culturale. [...] Il nostro problema non sta nei dati quanto nell’impossibilità di realizzarli”

Dunque se la prima frase è interpretabile come un problema pre-web la seconda può essere l’essenza dei problemi post-web o per la precisione post-web 2.0.

Il web 2.0 è il web della socialità, della partecipazione. L’esplosione virale delle identità virtuali in decine e decine di contesti – social network. Analogamente a quanto è successo nell’ultimo secolo, le persone moltiplicano gli ambiti in cui recitano ruoli sociali in un processo di individualizzazione e distruzione del “senso comune”. In passato il pane, di informazioni e confronti, per queste nascenti identità era il giornalismo, fonte di informazione inesauribile e variegata.

Nel presente, mi pare di vedere una individualizzazione virtuale cioè una proiezione virtuale dell’individuo che compie un processo di individualizzazione nella rete. Questo atto trova terreno fertile in un mezzo di comunicazione che si basa sulla scoperta, sulla scelta e sulla comunicazione – condivizione.

Nella quotidianità la scelta è possibile ma limitatamente. Mi spiego? Scelgo il giornale ma non scelgo i contenuti. Mi affilio ad una testata giornalistica e accetto le informazioni che mi da a scatola chiusa.

Nella virtualità si fa strada il mash-up. Con mash-up si intende la possibilità di intrecciare canali di informazione (RSS) per giungere a pagine come IGoogle. IGoogle può assomigliare molto ad una pagina di giornale che non è però Una pagina di giornale ma la Vostra Pagina di giornale. Con Vostra si intende una pagina dove avete scelto quali fonti sottoscrivere, quali informazioni ricevere e da chi. In questo senso, e in molti altri, la rete è il luogo principe della scelta.

Tutto questo è web 2.0. Tutto questo porta a quello che trovo essere User-Generated Caos. Cioè? Caos Generato dagli Utenti, sovraccarico simbolico, incapacità di organizzare una massa di informazioni crescente e che aumenta enormemente con l’esplorazione della rete.

Per questo motivo Kapuscinski ha ragione nel cogliere che “si è giunti a un paradosso” e che pur disponendo di “un’enorme quantità di dati” non riusciamo ad organizzarli e dunque a farli funzionare “in nessun contesto culturale.

Arriviamo al punto si o no?
Chiedo venia della prolissità. Le conclusioni a questa riflessione sono due, di medesima natura ma diversa collocazione temporale.

La prima conclusione si chiama Semantic Web o, per certi, Web 3.0. Questa prospettiva, in evoluzione, si propone di insegnare, tramite linguaggi come l’rdf, ontologie, collegamenti, concetti alla rete. In termini pratici? In termini pratici l’obiettivò sarà quello di accedere alla rete con linguaggio naturale e di rivolgersi ad un’intelligenza organizzativa artificiale che comprende le sfumature di significato delle parole in relazione ai contesti. Quindi mentre google si limita a cercare la parola che hai chiesto, un motore di ricerca semantico capirà il significato della tua ricerca e cercherà nei contesti adeguati invece che in tutti i siti che contengono quella parola. Chiaro? Vorrei fare esempi grafici ma per ora non ho tempo di prepararli. Il web 3.0 è una prospettiva di miglior fruibilità e organizzazione del patrimonio di informazioni che è la rete. E’ lo step successivo a quello del web 2.0 che vede uno slancio incredibile di produzione e condivisione di contenuti. Questo step dice “ok, ottimo lavoro, ora però rendiamo funzionale tutta questa roba.“.

La seconda conclusione è di tipo meno futuristico e risponde in maniera pratica al problema quotidiano di affrontare la rete. Questa nacessità mi ha portato ad apportare modifiche al blog. Ho reso la grafica più semplice ed organizzata e ho inserito, sotto il box del profilo un box dedicato a RSS e Del.icio.us. Per maggiori approfondimenti vi invito a clikkare sui due link nel box “Scusi l’ignoranza” qui a sinistra.

Pace e amore a tutti coloro che son riusciti ad arrivare qui in fondo.

Pace e rifiuti per le strade a tutti coloro che si sono annoiati prima.

Credits
img giornali di Drif Word. Licenza Share-alike
img “la naturalezza del caos” di Una cierta Mirada

 

ps fuggo a lezione, dopo ricontrollo per eventuali errori di ortografia, chiedo venia.

11 Risposte

  1. Beh, che dire? Innanzitutto complimenti per l’esame, io me l’ero cavata con un 25 e il governo aveva retto… E poi non mi resta che andare in sollucchero per le succose informazioni da te fornite, che ho incredibilmente letto fino in fondo.
    Un saluto e a presto!

  2. geniale, interessante, acuto… altro che noioso!
    sei stato grande, bacini e tienimi aggiornata, adoro il web
    :)

  3. Arrivata fino in fondo, il mio cervello è abituato a ben altro.

    Come scrisse Mauro Wolf in “Teorie delle comunicazioni di massa” avviene che un bombardamento di informazioni ha come effetto sui destinatari che essi se ne distolgano: siamo portati a credere che tutto sia infinito, che il miglioramento anche tecnologico dell’informazione, con conseguente aumento della sua diffusione, renda le persone più preparate, informate e desiderose di sapere ancora. Niente di più sbagliato, c’è un limite a tutto.
    Sapere tutto è stressante, ne è un semplice esempio il fatto che tutti i blogger del mondo iniziano la loro esperienza con entusiasmo per giungere a un momento in cui entrano in crisi e vogliono abbandonare il loro blog, riflettendo per giorni e dichiarando, come una dovuta giustificazione al mondo, i motivi sentimentali che li hanno portati a questa scelta. Nessuno ammette mai che in realtà si è stufato di comunicare troppo e non con persone reali ma con pagine web piene di parole, informazioni, dati.

    Che io ricordi, nei primi anni di Internet quando cercavo qualcosa su un motore di ricerca i primi risultati (e la maggior parte di essi in generale) erano pubblicità di aziende che vendevano l’oggetto della parola cercata… col tempo questa cosa si è ridimensionata e adesso è abbastanza frequente che il primo risultato sia esattamente quello che si stava cercando, ma non è ancora un’evoluzione perfetta: mi capita a volte di dover scrivere un’assurda frase simile a una domanda finendo di solito su Yahoo Answer o su qualche forum dove un’altra persona ha posto lo stesso quesito. Meglio di niente, ma che modo rozzo!

    Vorrei proprio vedere un Web 3.0 che ragioni come una persona.

  4. @ rea: spesso le richieste che ora facciamo sono giuste perchè in certa misura abbiamo imparato il linguaggio del motore di ricerca non il contrario. Il passo successivo mira esattamente all’insegnamento alle macchine. Per quanto riguarda il sovraccarico simbolico sono d’accordo ma non ho capito a cosa fosse riferito nello specifico. ^_^

  5. al sovraccarico simbolico, appunto

  6. al sovraccarico simbolico, appunto

    [...]Caos Generato dagli Utenti, sovraccarico simbolico, incapacità di organizzare una massa di informazioni crescente e che aumenta enormemente con l’esplorazione della rete[...]

    ti ho esposto uno degli effetti che poi diventa a sua volta causa

  7. Un 28 vale un governo :-D

    Grazie mille per il commento, CIAO!!!

  8. affascinante, 28 e lode… Anche il fatto che tutta questa massa di dati continui a prodursi e riguardi anche tutta una parte del mondo che non ha un accesso alla stessa.

  9. Credo che più che imparare il linguaggio del motore di ricerca abbiamo imparato a titolare :P
    Grazie per avermi chiamata in causa, ancora sto cercando di capirci qualcosa con il 2.0 e ho solo iniziato a farmi un’idea sul web semantico, non posso contribuire granchè alla discussione… Ma sono anche disabituata a trovare riferimenti teorici specifici a supporto di quello che penso (Kapuscinski è affascinante, ma è finito nel mio archivio insieme agli esami dati…). In buona sostanza, prima di sparacchiare qualche vaccata mi faccio un’opinione più precisa e poi torno a commentare :)
    Grazie della visita, a presto

  10. Ps, e ovviamente congratulazioni per l’esame :)

  11. Che palle! Immerso nel presente in modo profondo cadi in concetti abbastanza scontati. Basta leggere le Bibbia per trovare disastri paragonabili a quello attuale. Non c’è niente di nuovo sotto il sole, dice l’Ecclesiaste (o qohelet).

    E questo caos, poi, va molto di moda. In un periodo in cui la gente sta diventando analfabeta tutti parlano di caos.

    Ti rivelo un segreto: buona parte dei fenomeni comunemente chiamati caos sono semplici fenomeni non-lineari, di faticosa trattabilità ma noti. Solo che il caos è più bello da pronunciare, è più figo, e poi si può ababndonare, perchè non è trattabile.

    Lo so che sono stato superficiale, appena ho tempo ci ritorno.

Lascia una Risposta